Ma Funziona sta Roba? Shiseido Ibuki

Disclaimer: Benvenuti a "Ma funziona sta roba?", rubrica dedicata alla prova-per-voi delle ultime novità in fatto di make up.
Quando si tratta di trucco è sempre bene richiedere un high standard: il problema è che spesso in rete non si riesce a capire quanto le recensioni siano dettate dalle marchette selvagge e quando invece siano sincere.
Questa rubrica taglia la testa al toro: addio alle pressioni della lobby dei cosmetici!


Ben ritrovati, magnifici!
Siamo giunti all'ultimo aggiornamento di "Ma funziona sta roba?", oggi dedicato interamente all'ultima invenzione firmata Shiseido.
Per le intenditrici di make up e affini, Shisheido rappresenta una delle migliori marche in circolazione. Inutile dirvi che, anche in questo caso, la qualità costa cara ma questo brand riesce a fornire un buon rapporto qualità prezzo.
Oggi non parleremo strettamente di trucco e affini ma, attenzione attenzione, di cura della pelle!


I nipponici usano il termine "Ibuki" per definire il "respiro vitale", e su questo si basa la nuova linea Shiseido.
Lo scopo principale di questa linea è quella di regalare alla pelle non solo una grande pulizia, ma restituire anche la tonicità e a proteggerla dagli effetti collaterali esterni (quali smog, agenti atmosferici ecc.).
La linea si compone di sette prodotti principali, ma oggi ne recensirò tre: Refining Moisturizer, Softening Concentrate e Gentle Cleanser.

- Refining Moisturizer


Trattasi di un'emulsione idratante per rendere la pelle perfetta. Ho acquistato il prodotto nella versione 30 ml.
Il prodotto non è assolutamente oleoso ma anzi è l'esatto opposto: ha come funzione quella di rimuovere le imperfezioni della pelle quali acne, pori dilatati ed eruzioni cutanee. L'emulsione, inoltre, non è eccessivamente profumata quindi non dà assolutamente fastidio. Insomma, questo è un amico fidato che tuttavia deve essere usato a piccole dosi: suggerisco l'applicazione tramite dischetti di cotton fioc (e non direttamente con le dita - questo per evitare il deposito di sebo).
Per ottenere validi risultati è necessario un uso costante, ma non più di una volta al giorno (altrimenti si corre il rischio di seccare la pelle).

Softening Concentrate

Ovvero una lozione addolcente concentrata, acquistata sempre nella versione da 30 ml. Il prodotto è trasparente e leggermente vischioso, a rapidissima penetrazione nella pelle.
Viene solitamente usato dopo la pulizia del viso (possibilmente usando un sapone non aggressivo per non sconvolgere il pH - suggerisco quindi un detergente neutro), e anche in questo caso non è necessario abbondare con le dosi.
La pelle si mostra visibilmente più luminosa e molto ben idratata, ciò grazie ai numerosi principi attivi contenuti nella lozione.
Per ora questo è il prodotto che mi ha lasciata più soddisfatta proprio perché in grado di dar luce a una pelle piuttosto opaca (e soprattutto se siete state recentemente al mare - sapete anche voi che la combo acqua salata + sole = drammatica secchezza della pelle). Da evitare se invece avete il problema opposto, ovvero la pelle tendente alla lucidità.

Gentle Cleanser


Da ultimo, il detergente schiumogeno delicato (sempre nella versione 30 ml).
Questo è il prodotto che sicuramente mi ha sorpresa di più: anche in questo caso la funzione è quella di rimuovere le impurità e l'eccesso di sebo, ma ciò viene svolto in modo molto diverso rispetto al primo prodotto descritto.
Il detergente, infatti, produce una leggera schiuma dopo energiche applicazioni (movimenti circolari - ma chevvelodicoaffà): va lasciato agire per qualche istante e poi seguito da abbondanti risciacqui. 
Perché sono sorpresa? Beh, dopo il risciacquo la mia pelle ha prodotto il suono che solitamente produce il lavavetro su un vetro bagnato. Ve lo giuro. Forse per la prima volta ho avuto la sensazione che la mia pelle fosse veramente, veramente pulita.
Anche in questo caso non abbondate con la quantità, perché ne basta veramente pochissimo.

In conclusione, sono veramente molto soddisfatta di questi primi tre prodotti della linea Ibuki. Spero, più avanti, di avere la possibilità di recensire anche gli altri quattro.
E voi avete già avuto l'opportunità di provare questi prodotti?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto!
Baci,
-Ste


[continua...]

Raffaella Curiel - La moda ai tempi dei Tudors

Buon pomeriggio a tutte!
Sono tornata! Ebbene sì, la colpa è mia se ci sono stati degli scombussolamenti sul blog e se sono stata poco presente, tutto questo perché giovedì scorso mi sono laureata! Quindi ho preferito farmi da parte e lasciarvi nelle mani preziosissime di Ste, che (come sempre) ha fatto un ottimo lavoro!
Vi raccontai un po' di tempo fa l'argomento della mia tesi, poi pochi giorni prima della discussione è successo che la mia amica Silvia (la ringrazio ancora!) mi ha fatto notare un articolo su una sfilata della designer Curiel.
Si tratta di una collezione ispirata al rinascimento inglese, la golden age elisabettiana, ed è inutile dire che non mi abbia lasciata per niente indifferente. Lo presi come un segno, avendo io costruito un intero elaborato su quest'argomento. Purtroppo però il mio lavoro è iniziato male e finito anche male, in quanto mi sono imbattuta in parecchi ostacoli (chi mi scoraggiava dall'affrontare quest'argomento, chi mi ha fatto perdere un intero anno perché incapace di seguirmi, chi mi ha trascurata e non ha creduto in me e ha fatto di tutto per demolirmi). Me ne sono fregata, sono andata avanti per la mia strada, fiera di un lavoro che piano piano mi stava distruggendo e conscia che purtroppo si poteva fare tanto e tanto di più. Come potete percepire dalle mie parole, ho ancora tanta tanta rabbia dentro ma resto orgogliosa di quello che ho fatto e di non essermi fermata. Quindi oggi, per chiudere il cerchio, voglio rendervi partecipi anche di questo passo fatto.
In occasione dell'apertura della kermesse di AltaRoma, Raffaella Curiel ha voluto omaggiare i 90 anni della regina Elisabetta II, presentando una collezione ispirata allo stile Tudor. Avendo realizzato un intero capitolo sulla ritrattistica elisabettiana, ho subito colto i riferimenti dei suoi abiti ai dipinti della regina (ma questo lo approfondiremo più avanti).
La moda ai tempi di Shakespeare era fatta di abiti sfarzosi e dai colori vivaci, ma non si poteva indossare tutto ciò che si voleva. Questo perché all'epoca si credeva che la libertà sul vestiario avrebbe portato al caos sociale e quindi al declino morale, così la regina promulgò le leggi suntuarie, rigide regole sull'abbigliamento che imponevano quali colori e tessuti indossare. In base ai vestiti si capiva la classe sociale e la professione, quindi l'abbigliamento era un fondamentale marcatore d'identità.
Ad esempio, l'indaco era chiamato royal blue perché poteva essere indossato solo dai reali e religiosamente questo colore indicava la grazia divina. I dottori vestivano in rosso scarlatto, gli avvocati in nero e i servi in blu. Il rosa poteva essere indossato sia dagli uomini che dalle donne, sia dai poveri che dai ricchi e indicava uno stato di gioia. Il bianco era un colore riservato alla nobiltà, questo perché era costoso e un colore difficile da tenere pulito; inoltre era associato alla regina, considerata massimo esemplare di purezza.
Un altro aspetto che voglio sottolineare è il fatto che la società elisabettiana si basasse su una struttura gerarchica e patriarcale, in cui la donna rappresentava l'ultimo anello. A lei non era concesso il diritto di studio o di ricevere un'educazione, lei doveva semplicemente soddisfare le esigenze degli uomini di casa (padre, marito, figli). Non solo, la donna non poteva neanche recitare a teatro, ecco perché per rappresentare la figura femminile sul palcoscenico, Shakespeare e gli altri autori si avvalsero dei boy actors, ragazzi scelti giovani perché così in grado di modulare la voce.
Questo tipo di travestimento (che avveniva anche a livello di abbigliamento) era possibile soltanto a teatro perché era l'unica dimensione che si allontanava dalle consuetudini esterne, come se fosse una realtà a sé.
Nella vita quotidiana il cross-dressing non era ben visto, sia per quanto riguarda l'uomo che si travestiva, sia per quanto riguarda la donna. Un uomo che si travestiva da donna era come se rifiutasse l'autorità che l'ordine gerarchico gli aveva conferito, una donna che si travestiva da uomo era considerata una "low prostitute" dalla sessualità sfrenata. Pensate al caso di Dorothy Clayson, prostituta costretta a stare sul patibolo in abiti maschili, e quindi derisa pubblicamente in piazza, e poi giustiziata.
Queste donne che sfidavano le convenzioni si ritrovano anche nella collezione proposta dalla Curiel, dove le modelle indossano giacche in velluto e pantaloncini a palloncino.

Esaltare lo sfarzo e il lusso della golden age elisabettiana significa anche dedicare particolare attenzione alla gorgiera, ai corsetti e ai gioielli.
La gorgiera era un collare formato da centinaia di pieghe; indossarla significava mantenere il mento in alto e assumere una posa fiera e altezzosa, andando così ad incidere sulla postura. Era fondamentale mantenere sempre in ottime condizioni la gorgiera, in modo anche da non aver bisogno di alcun supporto per mantenersi eretta. A partire dal 1580, le gorgiere avevano raggiunto proporzioni talmente ridicole che le persone facevano fatica a mangiare e si narra di particolari cucchiai che venivano usati. Ritroviamo i collari impreziositi in pizzo anche in questa splendida collezione.
Altro dettaglio che ho notato è l'abbondante uso del verde nella palette cromatica usata dalla designer, particolarità probabilmente voluta in quanto questo colore, insieme all'oro, era il preferito della regina.
L'ultimo abito che ha chiuso la sfilata è quello da sposa, vestito di cui subito ho riconosciuto l'ispirazione: un dipinto realizzato da Hilliard nel 1599.
I gigli rossi, gialli e rosa alludono allo status di vergine della regina; gli iris e le rose Tudor sono simbolo di regalità. Ciò che più attira, però, sono gli animali marini: la balena, i delfini, il drago con le ali; sotto la sua mano sinistra c’è il mostro più grande, come a rappresentare i nemici marittimi dell’Inghilterra. Naturalmente tutto è pieno di perle ornamentali, di cui una che spicca sulle altre per indicarne la verginità.

Di seguito i vestiti di cui mi sono follemente innamorata e che rispecchiano assolutamente lo stile dell'epoca elisabettiana:


Abito nero in velluto con perle, semplicemente divino! Da notare il pizzo alle maniche e la bellezza della gorgiera! Purtroppo le foto non rendono onore a questa meraviglia!
Per questo abito farei follie! Fossi stata una ragazza dell'epoca, è il vestito che non avrei mai voluto togliere!
Di perle e favolosi ricami!
Altri abiti della collezione: 

Non ho trovato soltanto gli abiti splendidi, anche la gioielleria merita di essere discussa. Le perle erano le pietre più richieste, in quanto le preferite dalla regina Elisabetta. Erano indossate come orecchini, all’interno di spille o come lunghe corde che pendevano sotto il punto della vita, appuntate alla gonna. Nella ritrattistica dell'epoca le perle erano molto ricorrenti e simbolicamente indicavano la purezza.
Smeraldi, rubini e diamanti erano popolari, ma le tecniche di taglio erano ancora molto rudimentali e solitamente venivano cuciti sul velluto nero.
Forti erano le credenze sulle proprietà delle gemme, ad esempio gli zaffiri venivano considerati ottimi per curare la malinconia.
Anche le spille erano molto importanti e solitamente si trovavano associate a simboli, come il pellicano, la fenice e la rosa. La rosa richiamava i Tudor, il pellicano indicava l'amore per i sudditi e la fenice significava la rinascita sotto il regno di Elisabetta.
I bellissimi gioielli per la sfilata di Raffaella Curiel sono stati realizzati da Marina Corazziari, jewels designer che ha creato pezzi unici con ori, cammei, perle, smeraldi, rubini, zaffiri e topazi e giade, per celebrare lo sfarzo e l'eleganza del tempo. Purtroppo non ho trovato close-up di queste meraviglie, quindi dovete accontentarvi di queste immagini!



Una collezione che mi ha incantata e che è come se mi avesse trasportata in quell'epoca tanto affascinante e misteriosa. Ed ora eccomi qui ad immaginare di ammirare quegli abiti fastosi attraversare la corte e rendere la regina una figura ancora più maestosa e elegante. 
E voi cosa ne pensate di questa collezione? Aspetto i vostri commenti!
*Sara

[continua...]

Chic for Cheap #31

Buonasera e per ritrovati alla rubrica che non vi farà scegliere tra tra l'essere alla moda e il dover pagare l'affitto (o meglio: il canone di locazione!): Chic for Cheap!
Come anticipato la programmazione di questa settimana è andata nella più totale anarchia, e ci piace così (e soprattutto: abbiamo ottime motivazioni!). Tranquilli che dalla settimana prossima tornerà tutto alla normalità e avremo modo di raccontarvi qualche news.
Ridendo e scherzando siamo già a metà luglio: sopportare il caldo cocente e le temperature da Inferno sta diventando un vero e proprio dramma.
Ma vogliamo lasciarci scoraggiare dall'afa e perdere le occasioni dei saldi? Assolutamente no!
Ecco quindi le nostre proposte per la settimana:


MAXIABITO IN JERSEY - H&M (euro 39,99)




SHORTS NERI - PIMKIE (euro 7,99)





ABITO CON VOLANT - PIMKIE (euro 10,00)




ABITO INDIE - BERSCHKA (euro 17,99)



TUTINA - H&M (euro 34,99)




ABITO FLOREALE - BERSCHKA (euro 19,99)


ABITO BIANCO - BERSCHKA (euro 9,99)


BORSA SHOPPER - H&M (euro 39,99)






E come sempre vi invitiamo a farci sapere che cosa ne pensate con un commento qui sotto!
Baci,
Ste&Sara

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Still here, Ruling: Gianni Versace

Buon pomeriggio, fedelissimi lettori!
Oggi a gran sorpresa è Stefania che vi scrive. La nostra Sara è infatti impegnatissima per un avvenimento molto importante, ma lascerò a lei il privilegio di raccontarvelo!
Voglio sfruttare l'occasione del "cambio di turno" per parlarvi di un anniversario molto importante: il 15 luglio 1997, esattamente 18 anni fa, moriva Gianni Versace, uno dei migliori stilisti del panorama internazionale.


Sul blog abbiamo già avuto modo di parlare spesso di quanto accaduto alla famiglia Versace, in particolare delle vicende riguardanti Donatella.
Ci sarebbero milioni di parole da spendere sull'operato di Gianni, sulla sua infanzia, sulla sua genialità e sulla tragica morte. E ulteriori parole andrebbero spese anche su quanto l'assassinio di Gianni abbia influenzato e sconvolto non solo la sua famiglia, ma anche la maison e il panorama mondiale della moda.


Gianni Versace, per dirlo con un concetto terra terra, era quello che trainava tutti quanti. L'estroso, il visionario lungimirante, l'eclettico che arrivava alle idee sempre prima degli altri.
Coniugare sacro e profano? Versace lo aveva già fatto. Mescolare punk e pop? Versace ci aveva già pensato. Mettere insieme arte e moda? Evidentemente non avete notato il simbolo di Medusa come simbolo della gloriosa casa di moda.

Le circostanze della morte, ad oggi, non sono completamente chiare. La versione ufficiale sostiene che sia stato un atto di uno squilibrato (Andrew Cunanan) senza un motivo giustificato, altre teorie sostengono che il killer abbia avuto come movente il fatto che Gianni Versace fosse acclamato come icona gay.
Nonostante i molteplici misteri legati alla morte dello stilista, è innegabile che il mondo della moda abbia perso uno dei suoi più valorosi esponenti. Per dirlo con le parole di Franco Zeffirelli:

« Con la morte di Versace l'Italia ed il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività. »


Non solo un grande stilista ma anche un instancabile esploratore, sia dal punto di vista geografico (da Reggio Calabria a Miami Beach) che nelle molteplici attività che lo appassionavano (dalla moda al teatro).
Ad oggi possiamo comunque notare la pregnante presenza di Gianni nello stile di Atelier Versace, come se fosse ancora qui tra noi - con quelle idee così assurde da essere geniali.
Vi lascio quindi con una serie di scatti: 








"I am not interested in the past, except as the road to the future".

(Gianni Versace)

Baci,
-Ste

[continua...]

La magia dell' Haute Couture F/W 2015-16 Paris (part 2)

Buona domenica e ben ritrovati!
Mercoledì scorso, grazie a Sara, abbiamo avuto la possibilità di sbirciare le prime sfilate Haute Couture di Parigi 2015-16.
Oggi riprendiamo con la seconda parte di questo speciale, andando a trattare altre quattro grandi maison.
Cominciamo con Alexis Mabille, con una collezione che oserei definire principesca e con grandi ospiti d'eccezione (tra le protagoniste troviamo anche la magnifica Dita von Teese).
Gli abiti non solo spiccano per la cura dei dettagli e per la linea classica, ma anche per la scelta dei tessuti (per lo più raso e seta) e i colori sia accesi che pastello.
Ho particolarmente apprezzato i dettagli sulle spalle (dai fiori ai fiocchi) che rendono le creazioni altamente sofisticate ed eleganti.
Questa la mia selezione:




















Passiamo poi a un'altra grandissima maison, ovvero Fendi.
Il nero e il bianco sono i colori principali di questa collezione, il tutto arrichito da preziosi dettagli.
Il lato negativo è l'uso massiccio di pellicce (dal visone allo zibellino, e persino lince): i capi, pur essendo splendidi, sono stati confezionati con pellicce vere. Pur essendo consapevole dell'altissima qualità e dello standard che deve rispettare l'Haute Couture, ritengo che l'uso di pellicce sia una scelta mirata ma decisamente controversa e quindi, per un problema evidentemente personale, non sono particolarmente entusiasta di questa collezione.


















Sempre sulla falsariga del "fade to black", anche Valentino basa la propria collezione principalmente sul nero che - talvolta - viene "sdrammatizzato" da particolari dorati (ricami e accessori) oppure "sfumato" grazie al sapiente uso dei tessuti (pizzo e tulle).
Grazie alle trasparenze date dal tessuto molte delle creazioni vengono alleggerite mantenendo un alto grado di sofisticatezza. Altro elemento che contribuisce a dare leggerezza alla collezione è - senza alcuna ombra di dubbio - la scelta delle calzature (per lo più sandali).
Non mancano outfit di altri colori: segnalo il rosso cremisi e l'oro, ma anche il verde scuro.
Ecco quelli che secondo me sono i migliori abiti della collezione:   





























Di tutt'altro avviso è Zuhair Murad, una vera e propria stella brillante che contribuisce a dar luce nella notte più oscura.
E si parla proprio di stelle e di luminosità: questa collezione è il trionfo di perle, cristalli, paillettes che illuminano ogni singolo outfit, come se stessimo guardando un cielo stellato.
Murad si conferma uno degli stilisti più talentuosi di sempre e credo che potrete essere d'accordo con me guardando questi scatti:



































 

E voi cosa ne pensate di queste collezioni? Qual è stata la vostra preferita in assoluto?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto!
Baci,
Ste

[continua...]