L'alce vs i tamarri

Tamavvi di tutto il mondo, unitevi! Fiammetta Cicogna sarebbe fiera di me, e sì queste sì che sono soddisfazioni! Colei che si chiede insistentemente: "Pevchè lovo sono tamavvi, e tu?" riceverà da me come risposta "Io no, e ne vado fiera". La tamarraggine è lontana da me quanto i kilometri che separano i denti della conduttrice (? boh, chiamiamola così!).
Ma la trash television non riguarda solo il nostro "Bel Paese", anche in America non se la passano così bene. 
Se noi abbiamo Tamarreide (con la speranza che anche nel titolo del programma non ci sia stato vilipendio, osando riprendere l'Eneide), oltre oceano hanno Jersey Shore.
Io ne sono venuta a conoscenza solo pochi mesi fa ma pare essere un vero e proprio cult anche tra i nostri giovani. Si tratta di un realityshow trasmesso su MTv che vede protagonisti degli italoamericani che ci mostrano come vivono, perchè tutti noi siamo affamati di interesse e curiosità nel vedere muscoli oleosi e scalpitanti competere con altri muscoli oleosi e scalpitanti su chi abbia la massa pettorale più possente. 
E anche voi non impazzite all'idea di sapere chi abbia più cc di silicone impiantati nel seno e chi sia stata a letto con più uomini?
Le risse in discoteca, il linguaggio volgare e i vestitini succinti delle ragazze alle tre del pomeriggio: welcome to Jersey Shore.


Ma perchè questi tizi avrebbero a che fare con un fashion blog? Vi rispondo subito. 
E' successo che un brand americano molto molto famoso abbia offerto dei soldi ad uno dei protagonsisti, Mike "The situation" Sorrentino affinchè non indossi più accessori e vestiario del marchio. 
L'azienda statunitense a cui mi riferisco è la nota Abercrombie, che è giunta a questa azione per il rischio pubblicità negativa da parte del reality, ritenuto troppo scurrile. Nel comunicato stampa ( "We are deeply concerned that Mr. Sorrentino's association with our brand could cause significant damage to our image. We understand that the show is for entertainment purposes, but believe this association is contrary to the aspirational nature of our brand, and may be distressing to many of our fans. We have therefore offered a substantial payment to Michael 'The Situation' Sorrentino and the producers of MTV's The Jersey Shore to have the character wear an alternate brand. We have also extended this offer to other members of the cast, and are urgently waiting a response.") si dice cioè esplicitamente che potrebbe causare gravi danni all'immagine dell'azienda.



A memoria, è la prima volta che sento parlare di tanti soldi offerti per non essere associati e rappresentati da dei testimonial. In genere, i marchi modaioli si sfidano a suon di quattrini e con tutti i mezzi possibili tra di loro pur di accaparrarsi la pubblicità della celebrity del momento.
Ma ovviamente è la qualità a contare, anche se nella moda capita spesso di vedere griffe prestigiose affidarsi a soggetti discutibili. 
Però mi sorge un dubbio: visto il risalto dato a questa notizia, e se invece fosse tutta una trovata pubblicitaria? Io, famosissima azienda statunitense mi faccio pubblicità spiattellando in prima pagina ai media che i tamarri di Jersey Shore mi procurano danni e per questo li pago affinchè non indossino le mie T-shirt. Bomba a orologeria che fa parlare e sparlare di te, ovunque.
E così nascono i due partiti: i fans di Snooki &C. disposti a barattare il brand per i propri beniamini e chi invece gioisce stanco che tipi sconosciuti, volgari e nullafacenti abbiano questo spazio e successo. 
Chissà chi la spunterà.
Comunque, Abercrombie già qualche mese fa calamitò le attenzioni quando mise in vendita un bikini imbottito per bambine di otto anni, mandando su tutte le furie i genitori.


Un anno fa ero a Milano dal mio ragazzo e fu lui a dirmi se volevo dare un'occhiata in questo negozio (cercavo un regalo per mia sorella) .
Ricordo che la prima cosa che vidi all'esterno fu la fila immensa, persone attente che quello dietro non cercasse di superarti e così creavano muraglie umane in stile rugbystico. 
Madri e figlie armate di ombrelli strategici e pronte a sporgere il piede per farti lo sgambetto quando meno te lo aspetti. 
Insomma, il mio primo pensiero era la sopravvivenza. Ma allo stesso tempo ero curiosa. 
Così arrivò il nostro turno, entrammo, la musica all'interno era assordante, tanto che non riuscivo a sentire quello che mi diceva il mio ragazzo a pochi centimetri da me. Rimasi sorpresa di vedere queste ragazze e ragazzi salutare e parlarci in inglese e poi ballare, che poi altro non erano che commesse e commessi. Altra cosa che si percepisce subito è la scia di profumo, che poi è diventata una moda anche per altri negozi.
Solo quando siamo usciti, mentre le persone ancora in coda ci guardavano rosicando (già, perchè succede anche questo) sono venuta a sapere che tutti quelli che lavorano lì sono modelle e modelli. Onestamente a me sembravano ragazze molto molto magre in jeans e infradito.



Insomma, probabilmente è stata una scelta di marketing vincente quella di affidarsi a giovani che lavorano nel campo della moda, considerando che conosco parecchie persone che vanno in negozio solo per farsi delle foto con i commessi. 
Personalmente non farei mai una fila di quarantacinque minuti per questo, ma c'est la vie e sono scelte.
E che siano di epurazione da testimonial con tanto di sonanti soldini a seguito, o che siano di "sono grezzo, scurrile e tamarro ma indosso le magliette che mi pare, visto che la mia immagine è mia e non appartiene a una nessuna azienda milionaria", vanno rispettate. Voi da che parte state?


Baci, baci
*Sara

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