Il "misterioso" caso dell'ombelico scomparso e delle mutande calate

Cercavo un input insolito per questo mio articolo, magari una qualche citazione, ma alla fine ho pensato che avrei dovuto scrivere ciò che mi rappresenta, quello che sono. Che è proprio il messaggio che vuole trasmettere questo blog: essere se stesse, anche senza un paio di scarpe Louboutin ma anche con. 
Con qualsiasi portafoglio, l'importante è l'essere orgogliose di ciò che siamo, fregandocene di come gli altri possono vederci.
Ma facciamo un passo indietro, gli esami di settembre sono andati alla grande ( e grazie, a quanto pare mi avete portato tutti/tutte fortuna!!), ho avuto modo di assaporare per qualche ora l'aria modaiola della FW milanese e di vedere lo stand Valentino (magari allegherò poi qualche foto) ma soprattutto mi sono ricaricata di energia positiva, con accanto le persone che amo.
Così, tornata a casa ho deciso di concedermi una settimana di meritato riposo, tra film, schifezze (che già rimpiango, sono a dieta ora :()  e dormite epocali.
Ebbene, in uno di questi giorni, in cui stavo stravaccata sul divano sgranocchiando patatine, un noto motivetto ha catturato la mia attenzione e alzando gli occhi alla TV ho visto una donna in completo intimo avanzare verso uno specchio.
Una donna, che poi è anche un'attrice famosa, Isabella Ferrari. 
Lo spot è quello della Yamamay, che conclude con lo slogan: "Per chi si ama" e il cui obiettivo era "far notare la vicinanza con le donne vere e dare un'immagine della femminilità che le rispetti in pieno".
E secondo me hanno fallito, di nuovo. 
Perchè se punti a rappresentare "la donna vera" scegliendo volutamente di puntare né su una modella né su una giovanissima, allora vuoi mostrarla per come è realmente. 
La stessa canzone che fa da sottofondo incita "ti vorrei...così come sei", includendo così nel conto possibile cellulite, pelle cadente, la non tonicità.
Punti ad accaparrarti un pubblico di non sole giovanissime e quindi qui vi voglio, cari signori della Yamamay. 
Perchè il bisogno di photoshoppare la Ferrari? [la vicenda ombelico ormai la sapete tutti]. 
Perchè anche a voi non interessa rappresentare la cinquantenne reale, la donna che quando scende dal letto magari ha un paio di pantofole rosa ma quella perfetta e impeccabile, che dopo una notte di sesso si alza dal letto con una piega dei capelli pari a quella appena fatta dal parrucchiere e ancheggia camminando con ai piedi dei tacchi 10. 
Volevate forse dimostrare di essere superiori a "Intimissimi", che ha come testimonial modelle di livello mondiale di 25 anni ma siete caduti nello stesso stereotipo, che domina (anche a malincuore) ormai la nostra società e il mondo glamour.
Dallo spot televisivo alle campagne pubblicitarie sui manifesti il passo è breve. 
Sono tanti i fotografi che nel corso del tempo hanno deciso di puntare sul corpo e sulla sfera sessuale per creare polveroni e quindi aumentare l'attenzione su una linea di abbigliamento, una sfilata, un profumo.
La campagna Silvian Heach fu affidata al sempre provocatorio Terry Richardson, con un cartellone che creò scompiglio per tutta Milano. La foto incriminata è quella di una modella immortalata nella splendida Central Park, che con immane grazia e nonchalance ci mostra il suo fondoschiena senza niente sopra. 



La domanda sorge spontanea: Silvian Heach vende glutei? Cosa vuole stimolare nell'acquirente? Il centro di una collezione dovrebbe essere il vestito e non quello che c'è sotto ma il manifesto è stato creato in modo tale che il punto focale dell'uomo finisse proprio sulle grazie in mostra e quello delle donne fosse, ancora una volta, la parola "indignazione". 
Già, perchè proprio dieci giorni prima un milione di donne erano in piazza a manifestare invocando più rispetto, causa Rubygate e scandalo delle escort. 
Insomma, tempistica perfetta! 
E chissà, se i maschi plaudenti sarebbero contenti di vedere la propria ragazza o figlia esposta in questo modo.
Ma la griffe è riuscita nell'intento: se, infatti, prima ai più era sconosciuta, grazie a questo manifesto e alla polemica scaturita, per di più in piena fashion week milanese, ha ottenuto un certo riscontro.
Nonostante ciò, devo ammettere che il fotografo statunitense ci ha abituato a immagini decisamente più trasgressive, soprattutto quando collabora con Tom Ford.
Ed eccovi una citazione di quest'ultimo: "Siamo diventati di plastica, facendo un oggetto del corpo umano…tirati a lucido, sfavillanti e manipolati. Di conseguenza, sono ritratto come colui che manipola, tira a lucido e dà forma. È esattamente quel che facciamo. Quel che fa l’industria della moda."
La pubblicità chiacchierata in questo caso era quella riguardante la linea degli occhiali da sole: l'immagine rappresentava  in primo piano il viso di una donna con il dito medio di una mano maschile stretta tra i denti.
Ai tempi fu dichiarata allusiva e provocatoria, "tale da urtare la sensibilità del destinatario".
E poi ci fu lo stupore per l'advertising della fragranza Tom Ford For Men: una donna distesa, ricoperta di olio, con un rossetto rosso vivo sulle labbra ostenta la boccetta del profumo tra i seni; ma ne esiste un' ulteriore versione dove il flacone è posto strategicamente sulle zone intime. 

Lo stesso Tom afferma che il nudo fa vendere e che ne avrebbe fatto senz'altro di nuovo  ricorso e d'altronde basta farsi un giro sul suo sito internet per rendersene conto, indistintamente dalla stagione della collezione a cui si è interessati.
Ovviamente non potevo evitare di ricordare quello che successe nel 2007, dove si arrivò a un quasi boicottaggio della D&G. 
Donne inviperite, partiti politici furenti e intervento della CGIL per rimuovere una pubblicità definita ignobile. 
Impossibile dimenticare l'immagine della donna stesa a terra, quasi sofferente, l'uomo sopra che le blocca i polsi e un capannello di maschi ad assistere alla scena.
Si parlò di istigazione allo stupro di gruppo.


A proposito di questo, mi viene in mente Oliviero Toscani e la sua campagna contro la violenza sulle donne, dove sono ritratti un bambino con sotto scritto carnefice e a fianco una bambina con scritto vittima. 
A me quest'uomo fa sempre pensare, non a caso ne ho già parlato in riferimento ad altri temi sociali. 
Ma mi rendo conto di aver scritto un papiro e probabilmente non tutti sarete arrivati a leggere fino a qui e quindi per chiudere vi lascio alle mie riflessioni.
-Una campagna pubblicitaria che fa parlare di sè e del prodotto già prima dell'uscita, parte sicuramente con un qualcosa in più
-Perchè non si riesce a vendere abiti e prodotti senza dover inneggiare sempre alla violenza o senza dover usare di continuo ambiguità e richiami sessuali?
- Il vero scalpore, se è questo l'obiettivo da raggiungere per i pubblicitari, sarebbe vedere rappresentata una ragazza vestita, che ci vende l'abito e non il suo "popò". In tempo di bunga bunga, escort e che più ne ha più ne metta, la parola pudore è diventata, ahimè, sconosciuta.
E nella moda è l'abito che si vende, la modella non deve far altro che valorizzare ciò che indossa e non ciò che è. Allo stesso modo, come la Yamamay ci ha fatto capire di non voler rappresentare la donna vera, evitate di rappresentarci la famiglia Mulino Bianco, che alle sette di mattina è contentissima di svegliarsi e imbandisce tavolate che nemmeno fosse il pranzo del ThanksGiving. Basta con queste mistificazioni della realtà!
- Per ultima cosa, pubblicitari volete farci vedere le vostre geniali Idee e non il "porno-chic" e il voyeurismo?


XOXO,


*Sara

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