Chanel, femminismo ed altre facili speculazioni

Buongiorno a tutti e ben ritrovati su TDM!
Oggi è Stefania che vi parla: la precisazione si mostra del tutto necessaria perché, solitamente, il binomio vincente è Stefania-Louis Vuitton & Sara-Chanel. Solo per oggi prenderò "in prestito" il topic per parlare di un argomento che ritengo di importanza pressoché vitale: il femminismo e la tutela della donna.
(Does it ring any bells? - adesso credo che abbiate capito il motivo per cui ne sto parlando io).

Avrete sicuramente sentito parlare della rivoluzionaria sfilata Chanel SS15. Dico rivoluzionaria perché il buon Karl Lagerfeld, esperto surfista nel cavalcare l'onda dei trend sociali (scusate, non posso fare a meno di essere sarcastica) ha pensato di creare una sfilata-manifestazione-corteo sito nel Grand Palais, appositamente strutturato come una strada (Boulevard Chanel).
Le modelle hanno sfilato in puro spirito sessantottino, portando cartelloni e striscioni ricchi di slogan: "Make fashion not war"; "tweed is better than tweet"; "ladies first"; "history is herstory" sono solo alcuni dei motti orgogliosamente portati lungo il corteo.
Insomma, signori, altro che il "supermercato Chanel" dell'anno scorso. Quest'anno abbiamo proprio fatto il salto di qualità. 







Ma c'è qualcosa che non mi torna, in tutto questo.
Premetto che non è mia intenzione parlare della sfilata in sé, dei nuovi capi e degli accessori.
Il mio discorso vuole essere molto più generale e focalizzato su un argomento che ritengo ben più importante della moda: la tutela delle donne e il femminismo (dove per femminismo si intende "parità uomo-donna", e non supremazia della donna sull'uomo - come molti invece sostengono).
Mi spiego meglio.
Ciò che mi lascia perplessa, in questa sfilata-manifestazione, è l'uso che si fa del tema del femminismo.
Come già vi spiegavo nella premessa non sono mancati i riferimenti alla lotta contro le disuguaglianze di genere e, più in generale, sulla rivendicazione dei diritti delle donne. Il che, effettivamente, dà onore all'operato di Lagerfeld: in tutto il mondo altro non si è parlato di Chanel come promotore e sostenitore dei diritti delle donne, di come il Kaiser sia riuscito a far entrare un tema attuale e spinoso come questo dentro una sfilata di moda.
Ma è veramente così?
Osserviamo bene i cartelloni portati dalle modelle: è vero, non mancano gli slogan pro-diritti delle donne, ma ci sono molti altri leitmotiv tipici di ogni manifestazione: "fate Chanel, non la guerra"; "il tweed è meglio dei tweet"; "libera libertà", "sii il tuo stilista personale".
In poche parole sembra che tutti questi diritti rivendicati (?) siano stati fatti per dare credibilità all'idea del corteo e non perché volessero effettivamente dare risonanza a una tematica così sentita come i diritti (negati) alle donne.
Il problema centrale, quello per cui da giorni mi sto arrovellando, è che non si riesce a capire fino a che punto Lagerfeld abbia voluto sensibilizzare sulla tematica del femminismo o se lo abbia strumentalizzato per facile pubblicità e grande risonanza.
Certo, non sono mancati i riferimenti a Emma Watson e alle recenti polemiche dopo il discorso alle Nazioni Unite (non per niente c'era il cartellone dedicato a HeForShe). Ma siamo proprio sicuri dell'altruismo e della spassionatezza di questa trovata?

Chi mi conosce poco probabilmente non capirà i miei motivi di doglianza. Chi invece mi legge da un po' sa il percorso che ho intrapreso: fin dal liceo sono stata interessata all'uguaglianza di genere, me ne sono occupata anche mentre studiavo giurisprudenza, ho perseguito l'obiettivo per tutta la durata del praticantato e anche adesso, grazie al mio lavoro, sto portando avanti progetti tesi allo sviluppo della problematica.
Sul blog ho parlato spesso di progetti a tutela delle donne (vedi Wall of Dolls, Ferma il Bastardo e il più recente articolo su Tatù-Niente Paura). Insomma, ci tengo veramente tanto perché è un argomento che mi tocca nel profondo, e ringrazio ancora Sara per avermi dato l'opportunità di parlarne anche oggi.
Potrete quindi capire il mio malcontento quando si tratta di strumentalizzare tematiche così importanti per fini (concedetemelo) commerciali.
Qui non si tratta solo di Chanel: in tempi recenti ho notato che questa tendenza alla strumentalizzazione accade anche per alcuni brand di moda, i quali per attirare simpatie (e quindi maggiori vendite) si pongono come estremi difensori dei diritti delle donne.
Su questo argomento mi sono confrontata anche con Barbara Benedettelli, cofondatrice di "Niente Paura" (che colgo l'occasione di ringraziare), la quale mi ha dato un interessante punto di vista: per capire bene se un'azienda abbia a cuore l'argomento è bene vedere quale è stato il suo orientamento nel corso degli anni. Se l'azienda nasce con lo scopo di tutelare certi interessi allora nessun problema, ma se out of the blue viene tirato in ballo un argomento "di tendenza", beh, qualche interrogativo bisogna porselo.
La maison Chanel, alla quale è stata data la nuova etichetta di difensore dell'uguaglianza di genere, ha mai fatto una donazione agli enti o alle associazioni che di questa tematica si sono occupate da sempre?
Karl Lagerfeld è davvero un difensore delle donne? Ma di tutte le donne, o solo di quelle belle e magre? Del resto, qualche mese fa era stato proprio lui ad offendere la cantante Adele, definendola "troppo grassa".

Sono sicura che Coco Chanel avrebbe sicuramente apprezzato una sfilata come questa, ma del resto Coco è sempre stata fautrice di una nuova concezione di donna (soprattutto ai tempi che furono). Semplicemente mi chiedo se l'avrebbe gestita allo stesso modo.

Mi rendo conto che la strumentalizzazione è quanto di più odioso possa esistere, tuttavia permane un quesito fondamentale a cui, ad oggi, non sono in grado di dare una risposta: è giusto accettare la spettacolarizzazione in nome di un bene superiore (ovvero diffondere la tematica pro-donne) oppure limitare queste iniziative "para-opportuniste" sacrificando visibilità alla tematica ma rimanendo fedeli ai principi?
Avevo già affrontato (parzialmente) questo problema quando avevo parlato del progetto "Ferma il Bastardo" ad opera di Yamamay. Allora non mi rendevo conto di quanto il tema sarebbe stato elemento di interesse da parte di altre aziende e maison.
Pur essendo favorevole alla diffusione dell'argomento credo che, dopo un po', si arrivi ad un punto di saturazione per cui la gente decida di dire "ma anche basta" (aneddoto: tempo fa avevo segnalato a una conoscente un evento a sostegno delle donne da me organizzato, chiedendo di fare pubblicità. La tizia mi ha inserita nella newsletter dove girava la mia e-mail a tutti i suoi contatti, commentando quanto da me scritto con la frase "so che ormai l'argomento è inflazionato e siete un po' stufi".
Posso dirlo? Lo dico? Ma cazzo!)
Ed è proprio questo il rischio. A forza di sentirne parlare dopo un po' la gente perde di vista il vero obiettivo.

Concludo qui il post, consapevole di non aver fornito nessuna risposta certa e di questo mi scuso.
Se avete voglia di farmi sapere la vostra opinione, lasciatemi pure un commento.
Baci,
-Ste


27 commenti:

  1. purtroppo è facile perdere di vista il vero messaggio e speculare su questi argomenti!!!buona domenica;)

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  2. Ciao Stefania! Beh, se si riflette sul passaggio dal mood precedente della sfilata a quello di quest'ultima i dubbi sono più che fondati ed onestamente è stata la prima cosa che ho pensato, il salto di qualità è enorme! Caso strano poi è stato azzeccato anche il momento in cui tanto si parla del discorso di Emma Watson. Per rispondere alla tua domanda, il fine non giustifica i mezzi, per cui sacrificare purtroppo ma rimanere fedeli ai principi. Mi dipiace Mr Lagerfeld, thumbs down!:) (la collezione in sè invece mi è piaciuta tanto!) Un bacio :**<3

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  3. La collezione mi è piaciuta!
    Ma putroppo ....molte volte si esagera...
    Chocolate Rose Style

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  4. a me invece non è piaciuta!

    http://www.thefashionprincess.it/

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  5. Molto spettacolare ma con poca sostanza e solo voglia di fare l'alternativo! Ha comunque centrato il suo obbiettivo!
    Baci baci!
    Passa a trovarmi VeryFP


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  6. Karl ha avuto un colpo di genio, di marketing. Credo ovviamente quindi che questa sia un'ottima mossa di marketing, ma non disprezzo, perchè credo che parlasrne sia comunque una cosa buona, non penso che inflazioni il concetto, sopratutto se a parlarne è una casa come quella di Chanel che in fondo, femminista, lo è davvero, e da sempre.

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  7. Penso che di base non dobbiamo dimenticarci che dietro ogni sfilata di moda c'è un business enorme e che sta solo a noi non lasciarci strumentalizzare. Karl e il suo team fanno il loro lavoro. Personalmente preferirei che non mischiassero le cose.
    bell'articolo, sono contenta quando leggo qualcosa di critico e non solo complimenti :)
    xxx
    mari
    www.ilovegreeninspiration.com

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  8. Karl è un genio! ho sbavato su questa collezione come del resto faccio con tutte da secoli :D
    bellissime foto
    buon inizio settimana
    un bacione
    http://tr3ndygirl.com

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  9. Ste mi hai aperto gli occhi.
    Non avevo pensato a nulla di tutto ciò.
    Dopo aver il tuo post, sono andata a vedere di nuovo le foto per osservare gli slogan...
    Non so... io avrei evitato, capisco che Karl L. sia un genio e voglia sempre stupire, ma forse non era la "strada" giusta... non so.
    Un bacione e buona settimana
    Maggie Dallospedale Fashion diary - Fashion blog

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  10. assolutamente condivido. sono azioni potenti e ben studiate di marketing per vendere, un prodotto, un bisogno e un'idea. Poi, si spera che il plagio non sia totale!

    http://emiliasalentoeffettomoda.altervista.org/autunno-uguale-k-way-giletantiventoperbambini/
    grazie
    Mari

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  11. Bella la collezione. Dal punto di vista ideologico, l'intento sarebbe anche onorevole, ma penso che marketing e moda vadano di pari passo, non credo nulla sia lasciato al caso...
    Buona serata,
    Chiara
    My Accessories World

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  12. bella sfilata!!!!
    http://befashion31.blogspot.it/

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  13. Non posso che concordare con le tue riflessioni Ste! Purtroppo, di questi tempi, ogni argomento di tipo sociale viene strumentalizzato per meri fini commerciali... e quello che dà più tristezza è che molti acquirenti non se ne rendono neppure conto, diventando delle semplici pedine...
    Un abbraccio e grazie per questo bellissimo post (vi adoro!)!!!
    TruccatiConEva

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  14. Hai ragione Stefania, la tendenza a strumentalizzare è ormai generalizzata e Monsieur Karl lo fa da sempre, seguito da un grande team di esperti di marketing. Bella la collezione!
    Happy new week doll!!!
    Expressyourself

    My Facebook

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  15. Oooooh, finalmente un punto di vista su questa sfilata che mi sento di condividre totalmente (appunto, come hai detto tu, non della collezione - di cui si è parlato proprio pochino - ma dello "show"). Di spettacolarizzazione si tratta, in questo caso: il cosiddetto "femminismo" e la parità dei sessi non c'entrano proprio nulla, Karl il volpone (in questo caso) ha voluto attirare l'attenzione sulla sfilata, non sui diritti delle donne! Ho preferito di gran lunga il tema del super, almeno c'era dell'ironia. Non ci si può ergere paladini di qualcosa in cui è chiaro non si crede davvero, si finisce per ridicolizzare e banalizzare una cosa importante come le lotte per la conquista dei diritti delle donne e quelle contro la violenza! Insomma, totalmente d'accordo con te!

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  16. qualunque siano state le intenzioni, Lagerfeld è riuscito a far parlare di sè e di Chanel più che mai!
    un bacione Gi.

    new post
    http://f-lover-fashion-blog.blogspot.it

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  17. Wow...
    Magnifico! Mi sono innamorata del tuo post <3
    Ti auguro una meravigliosa giornata tesoro!
    un abbraccio
    Il mio post di oggi è dedicato ad un originale e tradizionale look dello Sri Lanka: http://www.milanotime.net/fashion/colorful-saree/

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  18. Senza dubbio la rivoluzione femminista di Karl è un'ottima mossa di marketing che unisce il tema importantissimo ed attuale dei diritti delle donne con la pura strategia di mercato. Ma da Chanel sanno come confondere le carte e "camuffare" il lato economico con quello sociale. Non so fino a che punto Lagerfeld sia sostenitore delle politiche femministe ma sicuramente, con questo "show", ha contribuito a risvegliare l'attenzione dei media sull'argomento. Anche se la spettacolarizzazione ha prevalso ed alcuni slogan sembrano abbastanza discutibili, non si può negare che questa sfilata abbia avuto risonanza globale e stia ancora facendo discutere e riflettere gli scettici e quelli che sposano lo Chanel-pensiero: non solo sui vestiti, sui colori e sugli accessori ma sui temi proposti.
    X s
    http://piccolipensieridistile.wordpress.com

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  19. Ottime considerazioni Stefania. Io credo che sia stata tuttaxuna grandissime e ben riuscita trovata pubblicitaria....Nulla di male eh e se parliamo della collezione in se direi superlativa.
    Quello su cui ultimamente non sono molto d accordo è il voler rendere da parte di Re Karl ogni volta una sfilata al pari di uno show..che bisogno ne ha?
    Gia secondo me con " il supermarket" aveva un po esagerato...
    Io credo che in una sfilata debbano essere protagonisti gli abiti...
    Kiss

    NEW POST

    www.angelswearheels.com

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  20. Quando ho visto la sfilata ci ho riflettuto anch'io. Vedo due livelli: quello del super-stilista che deve far parlare di sé a tutto il mondo dopo ogni sfilata per stare sulla cresta dell'onda di un meccanismo difficile, il mondo della moda. E quello del messaggio, positivo, a favore delle donne, che viene proposto. Certo, soprattutto per scopi d marketing. Ma poi, si sa, immagini, slogan e parole prendono vita propria e questi cartelli, in un momento in cui nel mondo i diritto minimi delle donne vengono calpestati (no, anche molto di più), sono un remind positivo.

    xoxo
    www.bellezzefelici.blogspot.com

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  21. Il vero problema è dover sensibilizzare su questo argomento nel 2014. Il vero male è dover parlare ancora di uguaglianza. Tralasciamo....un bacio grande, è sempre un piacere leggerti.

    http://www.fiammisday.com/

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  22. Questo post è bellissimo. L'ho letto tutto d'un fiato e non posso che essere d'accordo con te, in tutto e per tutto. Bravissima Stefania!!!!
    Un bacio,
    Eni

    http://eniwherefashion.blogspot.it/

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  23. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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