Greenpeace & Fashion Duel: Let's clean up Fashion!

Buongiorno e ben ritrovati! 
Il post di oggi voleva essere dedicato allo scempio che il caro Nicholas Ghesquière sta commettendo nei confronti della maison Vuitton (alludo al nuovo logo "LV". Lo avete visto? Ne avevamo parlato qualche giorno fa sulla pagina fan di facebook del blog). Ero pronta ad esprimere tutto il mio disappunto quando, guardando su FB le opinioni della GGGente che osannavano questo nuovo logo, semplicemente non ce l'ho fatta e mi sono arresa.
Sarà che sono un po' stufa in questo periodo, sarà la mole di studio, sarà anche il lavoro, sarà che proprio con certa gente non è possibile ragionare. E quindi niente, sto a rosikà nell'ombra. But I'll be back, giuro. Non sia mai che senta in giro che ho perso il mio smalto.
Accantonata questa idea volevo parlarvi di un argomento molto importante, decisamente più importante sulla faida sul logo.

Alcuni accessori di alta moda sono, a tutti gli effetti, oggettivamente belli e ricercati (state calmi, ho scritto alcuni, non tutti!). Ma sappiamo con esattezza cosa stiamo indossando?
A rispondere a questo interrogativo si è occupata Greenpeace, la quale ha lanciato la sfida "Fashion Duel".
La famosa ONG si è impegnata a lanciare il guanto di sfida a 15 grandi nomi della moda (11 italiani, 4 francesi) per interrogarle sulla ecosostenibilità dei loro prodotti, e non solo.

Tre i punti dolenti della sfida, che riporto fedelmente dal sito Fashion Duel:
1. Per far spazio agli allevamenti bovini l’Amazzonia viene distrutta: milioni di ettari di foresta vengono tagliati a raso e incendiati per produrre pelle che spesso finisce nelle nostre scarpe, borse e cinture.
Politiche per gli acquisti della pelle: per scoprire se la pelle usata dalle case d’alta moda proviene dagli allevamenti di bestiame che deforestano l’Amazzonia.

2. L’habitat delle ultime tigri di Sumatra viene convertito in packaging a basso costo che, una volta utilizzato, finisce nel cestino della carta straccia.

In Indonesia, multinazionali dell’industria cartaria, come APRIL (Asia Pacific Resources International Holdings Limited),stanno mandando al macero un patrimonio come le foreste pluviali indonesiane, trasformandole in carta, scatole e sacchetti per i nostri acquisti.
Politiche per gli acquisti della carta: per svelare se la carta dei packaging di lusso è prodotta da multinazionali come quelle che in Indonesia distruggono le foreste pluviali e l’habitat delle ultime tigri di Sumatra.


3. In Cina, Messico e altre regioni del Sud del mondo, l’uso di sostanze chimiche tossiche nei cicli produttivi dell’industria tessile compromette gravemente le risorse idriche globali.
Produzione tessile: per controllare se la produzione e lavorazione dei tessuti d’alta moda utilizza sostanze tossiche che potrebbero compromettere le risorse idriche globali.

Ecco qui il video della sfida:


La ricerca, effettuata tramite questionario, è cominciata a febbraio ed è culminata nella fashion week milanese, dove peraltro si legge un messaggio sconvolto sulla politica di alcune maisons.
La sfida di Greenpeace all’alta moda, lanciata a febbraio di quest’anno con un guanto di sfida simbolo della campagna, chiedeva a 11 case italiane e 4 francesi di ripulire le proprie produzioni da deforestazione e sostanze tossiche.
La valutazione dei questionari e gli impegni formali presi sino ad ora dalle aziende hanno consentito a Greenpeace di stilare una classifica che vede in testa Valentino Fashion Group. Armani e Gucci perdono, invece, l’occasione di poter salire sul podio della moda verde. Nessun ulteriore impegno da Ermenegildo Zegna, Versace e Ferragamo. Altre aziende come Prada, Dolce e Gabbana, Alberta Ferretti, Trussardi e Roberto Cavalli continuano a rifiutarsi anche solo di rispondere a una richiesta di trasparenza da parte di Greenpeace, rimanendo così in fondo alla classifica.
"Con #thefashionduel abbiamo voluto sfidare l’alta moda sul campo di battaglia dello stile, dell’etica e del rispetto della vera bellezza: le ultime foreste e le risorse idriche globali – ha affermato Chiara Campione (@chiaracampione), project leader di The Fashion Duel - Ad eccezione di Valentino Fashion Group, che in questi mesi ha intrapreso le prime azioni pubbliche e concrete per eliminare le sostanze tossiche e la deforestazione dai nostri vestiti, il settore della moda ha fallito."

Ecco un riassuntino di come sono andate le maison: il verde significa promozione, il giallo insufficienza, il rosso pessimo e il nero il "non classificato", ovvero quelle case di moda che hanno fatto finta di niente ignorando il progetto.
Qualcosa da nascondere?


Valentino vince su tutti, ricevendo tre pallini verdi sia per le politiche di acquisto della pelle, le politiche per gli acquisti della carta e quello per la produzione tessile. 
Giorgio Armani conquista due pallini verdi per le politiche di acquisto della pelle e le politiche per gli acquisti della carta, ma per la produzione tessile bollino rosso, causato dall'uso di sostanze tossiche per la lavorazione dei tessuti e degli accessori. Stessa conclusione vale anche per Dior, Gucci, Louis Vuitton.
Non bene per Ermenegildo Zegna, il quale guadagna solamente un bollino verde per la produzione tessile, mentre per la politica di acquisto della pelle riceve un bollino giallo ed infine bollino rosso per la produzione tessile. Uguale risultato anche per Versace.
Male anche per Salvatore Ferragamo: bollino verde per la politica per gli acquisti della carta, bollino rosso sia per produzione tessile che per politica di acquisto della pelle. 
C'è da dire che tutte le maisons finora elencate, pur difettando in una (o più) categorie, si sono impegnate per regolarizzare la loro posizione.
Diversamente per Roberto Cavalli, che ottiene tre bollini rossi e - per di più - non ha voluto prendersi l'impegno per regolarizzare la produzione.

Altre case di moda come Alberta Ferretti, Chanel, Dolce&Gabbana, Hermès, Prada e Trussardi semplicemente non hanno risposto, nonostante le (veramente tantissime) richieste di chiarimenti da parte della ONG. 
Greenpeace, dinanzi alla noncuranza di queste case di moda, ha commentato che queste grandi firme si sono dimostrate "non disponibili al dialogo e irresponsabili nei confronti dei consumatori".

Non so voi, ma questo silenzio mi ricorda un po' la latitanza. Se è vero che la fuga non ti rende colpevole, di certo ti rende sospetto. E allora, mi chiedo, che cos'hanno da nascondere queste grandi maisons?

Se volete ulteriori dettagli, consultate l'iniziativa qui.
E voi che cosa ne pensate di questa sfida? E come mai, secondo voi, certe case si sono addirittura rifiutate di rispondere?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto!
Baci,
-Ste


40 commenti:

  1. Pazzesco!!! Mi viene l'ansia a leggere queste cose!
    Secondo me, come spesso accade, il profitto viene sempre al primo posto... sarebbe bello però che si preoccupassero anche un pochino dell'immagine, perchè, a mio parere, porterebbe anche maggiore profitto...
    Permettimi però, Stefania, un piccolo appunto su Greenpeace, che segue comunque i propri interessi economici e si accanisce su alcune categorie, tralasciandone altre...
    Un abbraccio
    TruccatiConEva
    TruccatiConEva su FB

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, mi inserisco qui, per rispondere anche ad Eva. Il primo motore è il profitto: la moda è spesso in mano o a colossi quotati che ogni tre mesi devono redigere un bilancio NECESSARIAMENTE positivo e IN CRESCITA, altrimenti analisti e borse li bastonano non poco. Se le azioni green ed eco fossero low cost, le società avrebbero già intrapreso questa strada: massimo profitto, minimi costi.
      Si potrebbe cambiare qualcosa? Forse sì, rendendo, se possibile, più appetibili i progetti green o trovando valide alternative all'uso di carta e pelle (le società biotech non servono forse a questo?)

      xoxo
      www.bellezzefelici.blogspot.com

      Elimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sorry about that is a storm by me and internet keep freezing . Great post cool info.

      Elimina
  3. purtroppo anche le grandi case non sono esenti da magagne e loschi affari, peccato, dovrebbero dare il buon esempio!bacioni

    http://glampond.blogspot.it

    RispondiElimina
  4. Un piccolo piccolo appunto sulla diatriba del logo: io non ho mai amato particolarmente Louis Vuitton (fustigatemi!) ma da quando Ghesquière detiene le redini lo seguo affascinata ed interessata dalle sue intuizioni. Il logo però no. Proprio no. Come dici tu, sembra scopiazzato dalle scopiazzature sulle bancarelle del lungomare. E poi è un'immensa mancanza di rispetto per un'azienda che ha una storia alle spalle.

    Detto ciò, il tuo post mi è piaciuto un saaaacco! Non sapevo di questa ricerca di Greenpeace, e che delusione alcuni di questi brand :( Non ci si può fidare neanche dei grandi!
    Un bacio
    Giovanna
    www.sbirilla.blogspot.it

    RispondiElimina
  5. Non sapevo, ma immagino questa è davvero una brutta conferma! Sul logo ho avuto anche io la stessa tua reazione! Baci Elisabetta

    RispondiElimina
  6. Molto interessante non sapevo di questa iniziativa, ma Gucci per dire deve pensare a tutti i suoi problemi fiscali...Anche se non è più Italiana, la famiglia che l'ha fondata è quasi tutta indagata, persino la nonna!

    Brava cmq cm al solito bel post!

    bacioni

    Eli
    www.theladycracy.it

    RispondiElimina
  7. Sicuramente non sono solo le case di moda ad operare in modo poco attento alle politiche ambientali, anzi probabilmente influiscono sull'inquinamento ambientale in modo limitato rispetto alle aziende di tanti altri settori... Ciò non toglie che una maggior attenzione all'ambiente da parte di tutti, sarebbe cosa buona e giusta :-)
    Ciao ragazze, buona serata!
    Paola

    PollywoodbyPaolaFratus

    RispondiElimina
  8. Mi dispiace molto che alcuni tra i miei brand del cuore, vedi Dolce e Chanel neppure si siano degnati di rispondere..che tristezza anche perche la situazione che spieghi è veramente grave...
    Bacio

    www.angelswearheels.com

    RispondiElimina
  9. Ammazza che roba, tutti quei pallini neri e poi quelli che nemmeno hanno risposto!
    Don't Call Me Fashion Blogger
    Facebook
    Bloglovin'

    RispondiElimina
  10. Molto triste questa cosa e sopratutto molto grave il fatto d'ignorare l'importanza di regolarizzare certe cose!!!
    Un bacione e buona serata!
    Passa a trovarmi VeryFP

    RispondiElimina
  11. Ciao Stefania! Non sapevo di questa sfida, la Greenpeace ha fatto benissimo! Permette anche a chi come me è totalmente ignaro della problematica e di come le maison si comportano. Vedendo i risultati, non posso che confermare il mio amore per Valentino, altre case invece mi hanno deluso, terribile invece Cavalli!:/ Io la penso come te, se rifiuti di rispondere ti rendi in qualche modo sospetto, e per me è sinonimo di colpevolezza. Piccola parentesi sul nuovo logo LV, neanche a me piace! Un bacione grande e buona serata Stefania!:** <3

    RispondiElimina
  12. I didn't know about this initiative but it's great!!!

    xoxo
    Style and Paper
    Bloglovin

    RispondiElimina
  13. Apprendo con enorme delusione che alcuni dei "big" della moda non si siano neanche degnati di rispondere! Vergogna!!!!
    Grande Valentino!!!
    Kisses doll!!!
    Expressyourself

    My Facebook

    RispondiElimina
  14. Complimenti a Valentino per l'impegno dimostrato.
    Purtroppo troppo spesso non ci curiamo di guardare e studiare i retroscena, che, come in questi casi, risultano ben poco confortanti!
    Un abbraccio
    Eva e Valentina the anarCHIC

    RispondiElimina
  15. Io non ho davvero parole. Mi vado a leggere tutta l'iniziativa. Grazie, come sempre, per aver condiviso. Un bacione

    http://www.fiammisday.com/

    RispondiElimina
  16. orrore il nuovo logo LV! ed ancora di più orrore nei confronti di queste maison
    Valentino un grande!!!
    buon lunedì
    un bacione
    http://tr3ndygirl.com

    RispondiElimina
  17. mamma mia che amarezza.. chapeau per Valentino!

    http://www.thefashionprincess.it/

    RispondiElimina
  18. Ho parlato di questa iniziativa in un tour che ho fatto con Original Marines!
    Fabrizia – Cosa Mi Metto???

    RispondiElimina
  19. Il fatto che alcuni grandi nomi della moda abbiano deciso di ignorare il progetto fa riflettere e soprattutto fa venire il dubbio che abbiano davvero qualcosa da nascondere. Cose del genere lasciano sempre un po' di amaro in bocca.

    www.myurbanmarket.net

    RispondiElimina
  20. ciao... articolo interessante...^_^
    www.ollyup.com

    RispondiElimina
  21. Ma non sapevo di tutto questo, spiace molto che le grandi firme non si siano ancora sensibilizzate al problema dell'ecosostenibilità
    Alessia
    THECHILICOOL
    FACEBOOK
    Kiss

    RispondiElimina
  22. diciamo che roberto cavalli non fa della sostenibilità il suo promato. Pensa che io ho lavorato per un periodo alla progettazione dei suoi negozi e lui ancora a mettere pouff e tappetti di cavallino...mi vengono i brividi solo a scriverlo.
    xxx
    mari
    www.ilovegreeninspiration.com

    RispondiElimina
  23. Ciao Ste, ti ringrazio per questo articolo approfondito dato che non ero aggiornata sull'argomento. Mi chiedo davvero perchè alcune maison si siano rifiutate di rispondere, forse una presa di posizione per affermare che loro sono al di sopra del "mondo reale"?
    Baci,
    Coco
    Coco et La vie en rose / Bloglovin / Facebook

    RispondiElimina
  24. Great post & very informative. Would you like to follow each other
    on GFC, Bloglovin & Google+? Lemme know!


    X
    http://subhamrai.blogspot.in/

    RispondiElimina
  25. Che tristezza...mamma mia!
    Marina
    http://www.maridress.blogspot.it/

    RispondiElimina
  26. grande Greenpace!!! e bravi Valentina!

    http://emiliasalentoeffettomoda.altervista.org/byblos-folliesgroup-abbigliamentobambini-piuminobambini/
    Mari

    RispondiElimina
  27. Avevo sentito di sfuggita di questa diatriba con greenpeace ma non avevo ami approfondito la questione, è stato davvero illuminate il tuo post!
    Credo comunque che la faccenda sia molto più ampia di quanto si creda, ed estesa a tutti i ptoduttori su larga scala... in ogni caso per lo meno se se ne parla è già qualcosa!
    Detto questo, anche a me il nuovo marchio LV non convince affatto, anche se non ho mai particolarmente amato questo marchio credo che un minimo di rispetto per una maison con i suoi anni di storia sia dovuto...
    Baci!
    S
    http://s-fashion-avenue.blogspot.it

    RispondiElimina
  28. Trovo terribile il fatto che brand con la B maiuscola non abbiano nemmeno preso in considerazione questa iniziativa. Dovrebbe essere chiaro che nessuna risorsa presente sul pianeta sia illimitata! Pazzesco. In ogni caso, mi sento da qui autorizzata a comprare le rockstud, ovviamente per simpatia verso Valentino! :D

    RispondiElimina
  29. non ho parole!!!
    un bacione Gi.

    new post
    http://f-lover-fashion-blog.blogspot.it

    RispondiElimina
  30. Molto interessante questo progetto. Mi piacerebbe pensare che con tutti i soldi che si paga per acquistare i loro capi, i grandi marchi possono permettersi di usare materiali che non danneggiano la nostra terra. Invece si vede che non è proprio così.... Che tristezza.
    (Odio, ODIO il nuovo logo di LV!!!)

    Bella Pummarola

    RispondiElimina
  31. bel progetto!
    http://befashion31.blogspot.com/

    RispondiElimina
  32. Molto carino e originale il progetto, complimenti :-)
    Ho appena scoperto questo blog e mi sono unita alle tue lettrici fisse...
    Se ti va di ricambiare, mi fa molto piacere

    http://theprincessvanilla.blogspot.it/

    RispondiElimina
  33. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina

Grazie per la visita e il commento!