Di satira, libertà d'espressione e blog

Buongiorno e ben ritrovati sul blog!
Anticipo già che l'argomento di oggi sarà completamente scritto a braccio, in quanto non previsto dalla mia scaletta personale (volevo parlare di accessori must have per la primavera, quindi proprio un tema veramente diverso). Diciamo che la scelta di cambio all'ultimo è dovuta a una notizia che mi ha fatto indignare non poco, per cui ho veramente ritenuto di doverne parlare.
(A parte che sono anche depressa perché è morta Anita Ekberg, sicché oggi non è proprio giornata).

Mi rendo conto che è domenica e che, effettivamente, nell'abbiocco post pranzo non sia interesse di molti leggere un polpettone esistenziale su argomenti di questa rilevanza.
Eppure, cari lettori e followers, credo che questo tema ci coinvolga tutti, soprattutto a chi scrive sul proprio blog.


Come avrete capito già dal titolo il topic di oggi riguarda la libertà d'espressione e il diritto di satira, tema decisamente caldo di questi giorni.
Non parlerò di quanto successo per Charlie Hebdo: credo che i mass media abbiano già detto tutto quello che c'era da dire e non voglio addentrarmi in discorsi che non mi competono, anche perché ci sono in ballo argomenti delicati come la religione e l'estremismo.
Diciamo che la vicenda di Parigi sarà solo lo step di partenza di quanto ho intenzione di scrivere.

Fatta questa premessa, vediamo di cominciare.
Qualche giorno fa il buon Marco Travaglio, in uno dei suoi monologhi, ha affermato che Italia e satira non hanno proprio ottimi rapporti: tutti coloro che hanno cercato di fare satira sui più vari argomenti sono stati cassati, intralciati, "esiliati" (qualche nome? Biagi, Santoro, Luttazzi e tutte le vittime del cd "editto bulgaro").
Risulta quantomeno comico che ora tutti quanti si dicano sostenitori della libertà d'espressione, d'informazione e di satira: è fin troppo facile dire #JeSuisCharlie se poi queste (ottime, intendiamoci) intenzioni non vengono concretizzate.
A me sembra che sulla carta siamo tutti santi e paladini delle fondamentali libertà di uno Stato democratico, ma che quando c'è veramente da sporcarsi le mani molti se ne sbattano: beninteso, ciò non vale solo per testate giornalistiche (Charlie Hebdo in primis) ma questo discorso può essere tranquillamente esteso anche ad altri mezzi di comunicazione di massa più - concedetemelo - blandi, come i blog e i v-log.

Due esempi trasversali serviranno per capire meglio il concetto (ce ne sarebbero milioni da fare, in realtà, ma scelgo questi due per motivi che dirò più avanti).
Il primo riguarda un certo youtuber, tale Zeb89 (che ho conosciuto grazie a mio fratello, suo fan da tempo immemore). Zeb, recensore di videogiochi et similia, ha la caratteristica di essere particolarmente antipatico poiché - caschi il mondo - non ha mai fatto delle sue opinioni un mistero, anche con espressioni molto colorite. 
In tempi non troppo recenti lo stesso Zeb ha subito minacce di querela da parte di una nota azienda venditrice di videogiochi (che non cito), poiché in vari video il ragazzo ha espressamente detto che i prezzi di questa azienda non fossero convenienti e la qualità del servizio scarsa. Dubito che la querela si sia poi concretizzata in una vera azione penale, anche perché il ragazzo non ha detto niente di falso: corrispondeva al vero che i prezzi di detta azienda non sono convenienti, e lo ha dimostrato con varie comparazioni con altre aziende simili.
Il secondo esempio riguarda un blog che seguo tantissimo, con grande interesse ed affetto: trattasi di Le Vipere, blog notoriamente satirico dove vengono presi in giro (più o meno bonariamente) tutti i vip del mondo dello spettacolo, della musica, del cinema, della moda e chi più ne ha più ne metta.
In un post di Le Vipere di ieri (che vi invito a leggere qui) la fondatrice Law, donna di intelligenza e acume, ha riportato di essere stata citata in giudizio dalla famiglia Borghese a causa di un paio di post satirici: Alessandro Borghese e moglie si sono rivolti a vie legali per chiedere un risarcimento danni di 150.000 euro e ciò per un esiguo numero di post che, già a suo tempo, erano stati editati e poi cancellati.
E ciò all'indomani di Charlie Hebdo, dove tutti si sono riscoperti grandi difensori dei diritti civili quali libertà di informazione, espressione e di satira.
Vi rendete conto di quanto sia ironico tutto questo?

Non sto divagando, continuate a seguirmi.
Gli esempi che ho citato non hanno nulla a che fare con il mondo della moda (Zeb si occupa di videogiochi, Le Vipere di spettacolo), ma hanno in comune il fatto di essere il prodotto di persone che esercitano validamente il proprio diritto di informazione, critica e satira.
Ora, applichiamo quanto appena detto per i fashion blog.
Conosco innumerevoli fashion blog che fanno marchette (e pazienza, voglio dire, non è uno dei mali più grossi del mondo), ma molti blog che seguo hanno un certo spirito critico e non si fanno problemi a dire che un prodotto è scadente o non si sono trovate bene con un certo brand - un esempio su tutti: il blog di Clio MakeUp.
E' questo che ci differenzia da una qualunque testata giornalistica di moda: mentre il blogger non si fa alcuno scrupolo a dire la propria opinione, il giornalista di moda deve attenersi ad una certa linea di condotta che, a volte, può fuorviare. Dio solo sa quante e dico quante volte ho visto articoli di riviste gridare al miracolo per certi accessori con prezzo allucinante e che erano pure di pessimo gusto, e solo perché detto brand è sponsor della rivista (di questo ne avevo già parlato in un mio articolo precedente, "Ma chi sono le fashion blogger?").
E parliamo proprio di libertà d'espressione: ma ve lo immaginate l'oscurantismo anche sui fashion blog? Voglio dire: se una blogger parla male di una collezione e il brand in questione cominciasse a minacciare querele per cattiva pubblicità, dove si andrebbe a finire?
Non riuscite a immaginarlo? Tranquilli, vi aiuto io.
Vi presento il nuovo disegno di legge sulla diffamazione, applicabile non solo alla categoria dei giornalisti ma anche a quella dei blogger!
Sì, avete capito bene: applicabile a noi, a voi, a tutti coloro che si sono aperti uno spazio su tumblr per postare frasi di "Colpa delle Stelle" (sia mai che possa scappare qualche critica sul sistema sanitario nazionale...).
In cosa consiste questa proposta di legge? Dunque, le sanzioni pecuniarie previste possono arrivare fino a 50.000 euro, vi è un diritto di rettifica immediata senza obbligo di contraddittorio e tante altre care cose che potrete leggere in questo approfondimento.
Roba che ti fa passare la voglia di scrivere. Sul serio.

Veramente, con il cuore: io ritengo che il blogger, oltre ai post scemi che - per carità - ci stanno sempre, abbia il compito di informare sulla qualità di un brand o di un servizio, perché la sincerità che c'è su un blog difficilmente lo troverete da qualche altra parte.
Come avete potuto vedere la deriva della libertà d'espressione e di critica è praticamente alla frutta e la situazione è critica. Colgo quindi l'occasione di questo articolo per farvi un grande interrogativo: 

Siete mai stati oggetto di pressioni da parte di un brand a causa di un vostro post? E se siete partner di un brand vi fate scrupoli a fare un'eventuale recensione negativa?

Fatemi sapere le vostre risposte con il classico commento qui sotto.
Baci,
-Ste


UPDATE: se volete sostenere Le Vipere basta anche un semplice tweet con l'hashtag #AleRipensaci
Potreste fare veramente la differenza!

Pic by Lucille Clerc)

25 commenti:

  1. Da avvocato, prima che blogger, mi colpisce l'affermazione: " senza obbligo di contraddittorio...".
    Da blogger rispondo: no e no a entrambe le domande. Resto aggrappata all'art. 21 della Costituzione: libertà di manifestazione del pensiero. Il resto, come dice mio suocero, e' tutta batteria...

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    1. Pensa che io ho fatto l'esame d'avvocato il mese scorso! Spero di diventare presto una tua collega :)

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  2. Scritto dunque? Prima volta? Corte di Appello di ?

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    1. Esatto, scritto, a Trento! Adesso iniziano i sei mesi d'attesa...

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  3. I never got pressure wow this is mind bubbling to me.

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  4. Mamma mia... con tutte le recensioni negative che ho fatto!!!!!!!
    Ok, mi ritroverete in galera!
    Mi ricordo che qualche anno fa quel "simpaticone" di D'Alema ha querelato Forattini per delle vignette... da che io mi ricordi il vignettista non è mai stato offensivo... evidentemente i nostri politici sono un tantino permalosi.
    Un abbraccio ragazze

    TruccatiConEva
    TruccatiConEva su FB

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  5. Ciao! Se sei avvocato sai bene che non si parla di diffamazione solo quando si dicono cose non vere, la diffamazione si può avere anche dicendo la verità.
    Resta il fatto che c'è modo e modo per dire le cose, è molto sottile la linea che divide la libertà di espressione dalla diffamazione: limitandomi al campo blogger, un conto è dire "non mi sono trovata bene con il tal prodotto, non fa per me, non lo ricomprerei", un conto è dire "il tal prodotto fa cagare, non compratelo o diverrete ciechi".
    Insomma, est modus in rebus anche nei blog, stare dietro un monitor non implica poter scrivere qualunque cosa passi per la testa nel modo preciso in cui viene pensata... ci vogliono dei filtri, così come d'altronde faremmo se avessimo di fronte una persona in carne e ossa. Il che non vuol dire non poter dire cose negative, ma farlo con garbo e intelligenza... ricordandosi sempre, tra l'altro, che se il tal prodotto non va bene a noi non significa che non possa andar bene a un'altra persona che magari ha caratteristiche diverse dalle nostre.
    Buona serata :)

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  6. Mamma mia questa mi mancava! Ci prendono per ridicole nella maggior parte dei casi però se esprimiamo un'opinione negativa considerano la nostra esistenza? Che tristezza immensa. Io come sapete esprimo la mia opinione sincera, e non ho mai subito conseguenze. Piuttosto ho notato che la reazione di alcune colleghe a certi miei post è stata un po' glaciale. SIETE GRANDI!!!!
    Baci,
    Coco et La vie en rose - Valeria Arizzi

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  7. La risposta è no, mai avuto pressioni e ho smpre detto quello che penso soprattutto perchè scelgo con cura cosa pubblicare, però tornando alla proposta di legge...ma hanno capito che noi siamo gente comune? non siamo giornalisti, non prendiamo uno stipendio, potrò dire quello che mi pare? MAH!!!
    Don't Call Me Fashion Blogger
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  8. Ciao Stefania! Non mi stupisce questo tuo post oggi, anzi sapevo avresti scritto presto qualcosa sull'argomento. Guarda, su quella proposta di legge non mi pronuncio, la trovo insensata, al contrario dimostra il grande potere che ormai i bloggers hanno conquistato. Io credo sia giusto esprimere la propria opinione e soprattutto la propria esperienza con un dato brand, seppur mi dispiace scrivere una review negativa, non avrei problemi, anche se finora non mi è ancora capitato. Certo che delusione Alessandro Borghese!^^' Bravissima Stefania, mi sei piaciuta molto. Un bacione grande e buona serata!:**<3

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  9. La proposta di legge di cui parli nel pist è una delle cose con meno senso che io abbia sentito ultimamente ( e sono tante credimi)..
    Io sono sempre molto critica, difficilmente sto zitta ma credo che sia una delle cose che chi mi segue maggiormente ama di me.
    Un bacio.
    NEW POST ONLINE

    www.angelswearheels.com

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  10. non ho mai ricevuto pressioni, scrivo quello che penso, punto e basta.
    sei sempre una grande, baci Gi.

    new post
    http://f-lover-fashion-blog.blogspot.it

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  11. Non ho mai ricevuto pressioni e scelgo accuratamente di chi, come e cosa parlare senza filtri e condizionamenti. Penso che il rispetto per gli altri che sia un brand, una religione o semplicemnete una persona sia alla base del concetto di libertà Se questo viene meno allora viene meno qualsiasi cosa.
    xxx
    mari
    www.ilovegreeninspiration.com

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  12. bel post!!!!
    http://befashion31.blogspot.it/

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  13. Guarda secondo me il tuo discorso è giustissimo e del tutto condivisibile, ma bisogna far i conti con il mondo reale! Ovvero c'è modo e modo di dire le cose: se io ricevo un prodotto che non mi soddisfa al 100% lo inserisco in un look, metto il link e basta, senza mettermi a dire che fa schifo, mentre se uno mi piace magari lo consiglio! In ogni caso non ho mai ricevuto pressioni di nessun genere dalle aziende, e sono comunque molto selettiva con i brand con cui collaborare.
    Per quanto rigurda la proprosta di legge, è un dalle cose più insensate che abbiano mai partorito le menti di quei nullafacenti... -_-
    Baci!
    S
    http://s-fashion-avenue.blogspot.it

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  14. concordo con Francesca, la mia risposta è no, non ho mai ricevuto pressioni!! un abbraccio

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  15. ciao... bell'articolo ^_^
    www.ollyup.com

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  16. tante leggi che servono aboliscono, poi un giorno si svegliano e decidono di fare le leggi insensate!! a me mai successo, non ho mai avuto le pressioni e spero che non succederà mai! buon pomeriggio! baci

    www.mammaaltop.com

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  17. post bellissimo, mia cara!!

    www.fashi0n-m0de.blogspot.it

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  18. Great post, so beautiful
    https://oneusefashion.wordpress.com/

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  19. No! Pure la multa, non ci posso credere.!
    Passa a trovarmi VeryFP

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  20. Sempre liberi di manifestare il proprio pensiero, ovviamente nel rispetto reciproco.

    Federica
    http://www.thecutielicious.com

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  21. Molto d'accordo. In Italia precorrono sempre i tempi quando si parla di strette sulla libertà di parola e di informazione: non hanno aspettato Charlie Hebdo per fare questa proposta oscena.
    Detto ciò, io preciserei che il Vipers non si occupa di spettacolo, si occupa della Canalis... :-D

    Law è stata recentemente 'smollata' dalla collaboratrice Seirene proprio per via del fatto che è una paranoica (parole sue); non è la prima volta che si inventa, o ingigantisce, piccole storie fino a trasformarle in persecuzioni giudiziarie e/o personali con contorni da film di spionaggio. Insomma, così su due piedi non ci crederei. Ma se è vero, la massima solidarietà.

    Lilly

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  22. La libertà di espressione è una buona cosa. Ma dobbiamo rispettarci a vicenda.

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