Modest Fashion: The Ramadan Collection

Buongiorno, amici!
Vi preannuncio ufficialmente che sono in ferie da ieri (e il primo giorno si è concluso con un nubifragio e un terremoto allucinante, sicché forse è meglio tornare al lavoro...).
In questi giorni, nella mia tollerantissima e open-minded regione (aka Trentino-Alto Adige, conosciuta anche come "Orsolandia") sono scattate le proteste per la possibilità di indossare il "burqini" nelle piscine comunali di Bolzano.
Per chi non lo sapesse il burqini è un particolare costume da bagno progettato per le donne musulmane, simile a una muta da sub (dove, praticamente, rimangono scoperti solamente il viso, mani e piedi).
Ora: mi chiedo per quale assurdo motivo la gente non si trapani in testa il concetto "vivi e lascia vivere" ma no, evidentemente è troppo complicato. Da notare come le polemiche scattino per le donne in una pseudo muta da sub, mentre nessuno proferisce parola per quelle che hanno del filo interdentale come costume da bagno.
Anyway.
Ho avuto modo di riflettere sul concetto di fashion e integrazione culturale: dinanzi alla globalizzazione e alla circolazione di culture, usi e costumi, come reagisce la moda?
In particolare mi sono posta l'interrogativo per la "questione musulmana", che prevede dettami abbastanza stringenti in punto abbigliamento: come può la moda andare incontro a queste particolari esigenze culturali?
Ho fatto qualche ricerca e mi si è aperto un mondo: esiste un determinato settore della moda, chiamato "Modest Fashion", che si occupa di creare capi d'abbigliamento che rispettino i precetti religiosi senza rinunciare al gusto estetico e alle tendenze.


Sull'argomento il giornale "La Stampa" riporta quanto segue:
Abiti sobri e che nascondono le forme, che coprono braccia e corpo, ma con i colori alla moda.  Questa l’essenza della Modest Fashion – una moda semplice e sobria rispettosa dei valori cui si ispirano le donne e gli uomini musulmani – che nel 2014 ha generato un giro d’affari di circa 300 miliardi di dollari e che entro il 2019 dovrebbe attestarsi attorno a quota 484 miliardi.  Nel settore, spiega Alia Khan, presidente dell’Islamic Fashion and Design Council -organizzazione creata per lo sviluppo dell’industria della moda islamica nel mondo – esiste un vero e proprio vuoto da parte dei produttori occidentali. ”Poca consapevolezza e capacità di aggredire questo mercato ancora inesplorato, anche da parte delle aziende italiane”. Dopo Valentino, Dolce & Gabbana, Prada, Victoria Beckham, Yohji Yamamoto e altri anche marchi più popolari hanno scoperto un filone fruttuoso: così Zara e Mango hanno lanciato una Ramadan Collection,come H&M, rivolta ai consumatori musulmani.

Questo non è un settore da sottovalutare. Parliamo infatti di numeri (ibid): "Tra i Paesi con il più alto numero di consumatori musulmani secondo gli ultimi dati disponibili (2013), ci sono la Turchia (39,3 miliardi di dollari) gli Emirati Arabi Uniti (22,5 miliardi di dollari), l’Indonesia (18,8 miliardi di dollari), l’Iran (17,1 miliardi di dollari), Arabia Saudita (16 miliardi di dollari) e la Nigeria (14,4 miliardi di dollari). Da non sottovalutare, poi, la platea europea di fedeli con Francia, Germania e Regno Unito che hanno superato i 25 miliardi di dollari di consumi."


Tra i vari brand il primo, in assoluto, a interessarsi di Modest Fashion è stato "DKNY" (azienda di New York), seguito a ruota da grandi nomi della moda e, in coda, dalle aziende di abbigliamento low cost.
I particolare per i low cost non si possono citare Mango e Zara, che hanno creato una vera e proprio "Ramadan Collection" (batto le mani ai pubblicitari delle aziende. Se creassero una linea per soli italiani come la chiamerebbero? "Pizza e mandolino collection"?).

Ecco quindi alcuni capi di Mango dedicati alle donne musulmane: 






Qui invece troviamo le proposte di Zara:













Tagliarsi una fetta di mercato così imponente sarebbe un errore madornale: la moda, quindi, va incontro a queste particolari esigenze socioculturali (mi piacerebbe poter dire per una questione di tolleranza e mentalità aperta, ma siccome non siamo nel mondo dello zucchero filato sappiamo che il motivo fondante è il cash - non sto infatti a ricordare il PIL degli Emirati Arabi).

Ciò che mi fa sorridere è che certi abiti - soprattutto quelli di Mango - non li considererei neanche come "Ramadan Collection", perché mi sembrano uguali a quelli che ho io nell'armadio.
E voi che cosa ne pensate di questo argomento?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto!
Baci,
-Ste

7 commenti:

  1. Quelli di mango sono proprio belli!! E anche molto occidentali, non mi ricordano molto le donne musulmane..
    snoopandsparkle.blogspot.it

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  2. Very beauty post!!! *.*
    xoxoxox
    http://www.siracusinaproductions.com/2015/07/un-verano-sin-sandalias-es-como-un.html

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  3. che fantastica selezione!
    http://befashion31.blogspot.it

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  4. Quelli di Mango sono bellissimi! Secondo me fanno bene a creare delle collezioni per questo mercato - sono aziende e devono generare profitto, sarebbe un errore non sfruttare questa opportunità.

    Bella Pummarola

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  5. uno più bello dell'altro questi abiti
    buon martedì
    un abbraccio
    tr3ndygirl fashion blog

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  7. stupendi questi abiti, uno più bello dell'altro!
    www.alessandrastyle.com

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Grazie per la visita e il commento!