Fashion & Cultural Appropriation

Buon pomeriggio!
Cosa vi avevo detto? Con i pronostici non ci prendo proprio mai, e difatti l'Oscar per i migliori costumi è andato a Creature fantastiche e come trovarle. Zan, zan.
Oggi voglio parlarvi di quando la moda trova a confrontarsi con culture diverse. Capita sempre più spesso di ritrovare aspetti culturali presi come spunto per un abito o addirittura intere collezioni. Non solo sulla passerella, ma anche per le copertine patinate delle riviste più illustri o per gli editoriali.
In particolare, vi parlo di due casi diversi: Vogue America con protagonista Karlie Kloss, Vogue Arabia con protagonista Gigi Hadid e l'episodio di Gucci.
L'editoriale, dal titolo "Spirited Away", è stato realizzato da Mikael Jansson in Giappone e lo styling è stato affidato a Phyllis Posnick. Le fotografie ritraggono Karlie Kloss, modella bianca dell'Illinois, posare a fianco di un lottatore di sumo, vestita con il kimono, rappresentata come una geisha, visitare una tea house e portare un cestino di fiori di ciliegio.
L'Internet è esploso e il caso è servito, riaprendo la tematica del whitewashing delle persone asiatiche nella cultura popolare. In passato questa polemica aveva già riguardato Scarlett Johansson per il film "Ghost in the Shell", Tilda Swinton in "Doctor Strange", Emma Stone in "Aloha" e Matt Damon in "The great wall".
Insomma, quello della Kloss è soltanto l'ultimo caso in ordine di tempo, che riporta all'attenzione una tematica molto delicata: quella del razzismo verso gli asiatici, che si sentono offesi di vedere la loro immagine rappresentata da etnie diverse e "più appetibili" al grande pubblico.
La modella si è dovuta scusare su Twitter, affermando: "Queste immagini si appropriano di una cultura che non è la mia e sono veramente dispiaciuta di aver partecipato ad un servizio fotografico che non è stato culturalmente sensibile. Il mio obiettivo è, e sempre sarà, quello di spronare e ispirare le donne. Mi assicurerò che i miei futuri servizi fotografici e progetti riflettino questa missione".
Molte persone hanno ironizzato chiedendosi se le modelle asiatiche fossero state tutte occupate o rincarando la dose affermando che in un numero dedicato alla  celebrazione della diversità (la copertina di Vogue si presenta con sette modelle di diverse etnie) ci sono sei pagine di Karlie Kloss con la faccia dipinta e una solo immagine di Liu Wen.
D'altra parte, ci sono stati anche molti giapponesi che hanno mostrato solidarietà verso la modella: "prima di arrabbiarvi con lei, fate qualcosa per le vostre concezioni verso i ninja" o chi ha trovato bellissime le foto e ne avrebbe volute molte di più per far conoscere la propria cultura.
Questa non è la prima volta che il mondo della moda è stato criticato per aver pubblicato stereotipi razziali e per essersi appropriato di culture diverse. Nel 2015 c'erano state polemiche per il tema della Cina scelto in occasione del Met Gala o quando nel 2009 Vogue Francia dipinse Lara Stone con la faccia nera.
Di seguito, vi mostro l'editorial con protagonista Karlie Kloss:








L'altro caso di cui voglio parlarvi è Vogue Arabia, che per il lancio del suo primo numero cartaceo ha scelto Gigi Hadid. Qui il quesito da porsi è: un'altra vicenda di appropriazione culturale?
Partiamo subito con il dire che il padre della modella è palestinese, quindi si tratta di un caso del tutto diverso da quello di Karlie Kloss.
Anche se, non sono mancate le polemiche. Molte persone hanno gridato allo scandalo, in quanto anche se Gigi è per metà palestinese, non è musulmana. Inoltre il fatto che sia per metà palestinese non giustificherebbe, secondo alcuni individui, l'uso dell'hijab e che il velo non andrebbe usato per scopi meramente "artistici". O che ancora la modella viene ammirata e lodata perché indossa l'hijab ed è considerata fashion, mentre le donne che lo portano normalmente nella vittima quotidiana sono vittime di attacchi e minacce. Alla Hadid viene rimproverato anche il fatto di ricordarsi di essere per metà araba soltanto quando ne ottiene un tornaconto, ma che quando si tratta di problemi politici lei se ne terrebbe bene alla larga. C'è chi (pochi, devo ammettere) prende le distanze da questo attacco mediatico e riconosce che nella realtà non si tratta di appropriazione culturale perché le radici della modella parlano chiaro.
Personalmente trovo la polemica esagerata, soprattutto per quanto riguarda la parte politica. Mi pare che la modella abbia dimostrato più volte di non mandarle a dire e che sia spesso scesa in campo, ad esempio ricordo la sua partecipazione alla #NoBanNoWall. Posso essere concorde per quanto riguarda l'hijab, ma si tratta di una motivazione culturale-religiosa molto più profonda. E' sbagliato a prescindere attaccare, che siano costrette o abbiano liberamente scelto di indossarlo, le donne con il velo; ma di questo non si può colpevolizzare la modella.

Parliamo sempre di cultura, ma di una storia diversa. In questo marasma si contraddistingue chi se ne frega dei fiumi di soldi e non tradisce la propria cultura. Sto parlando del Kas (Consiglio Archeologico Centrale) e di Gucci, che aveva offerto più di 80 milioni di euro per organizzare una sfilata sull'Acropoli di Atene e si è sentita rispondere picche.
Questa la risposta ufficiale: "Il carattere culturale unico dei monumenti dell'Acropoli non si accorda con questo tipo di evento. Concedere l'uso dell'Acropoli sarebbe stata un'umiliazione". 
Chapeau! 
Voi cosa ne pensate di questi casi? Trovate esagerate le polemiche? 
*Sara

2 commenti:

  1. sul fatto che spesso si tendano ad usare modelle e/o ragazze "più appetibili" per i film e i servizi fotografici sono d'accordo: da consumatrice mi viene da storcere il naso quando, nel ruolo magari di una figura storica cinese, trovi una caucasica. Viene proprio da dire: "ma scusate, una ragazza asiatica non c'era??" Credo più che altro sia più "facile" mettere occidentali nel mondo occidentale (e probabilmente capiterà lo stesso nel mondo orientale!) ma non lo trovo corretto, non solo dal punto di vista etico ma anche da quello estetico.
    Riflessione concisa di poche righe: andrebbe approfondita in mille sfumature ma la banale sostanza è quella.
    Sono d'accordissimo invece sul rifiuto di "svendere" l'acropoli: ben fatto!!!

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    1. Grazie per il tuo commento! Concordo con te, purtroppo anche io non ho potuto scrivere molto di più per argomentare ma il post è già piuttosto lungo :D

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Grazie per la visita e il commento!