Jeff Koons per Louis Vuitton, aka scelte di vita poraccia che allibiscono

Ciao a tutti e bentornati all'ennesimo episodio di "Louis Vuitton mi fa schiumare dalla rabbia".
Ma io me li ricordo i bei tempi in cui amavo Louis Vuitton, me li ricordo. E forse la amo tuttora, ma è un po' la tipica situazione in cui - nonostante le milioni possibilità concesse - la persona amata continua a deluderci.
Che cosa avrà combinato, stavolta, il nostro Nicholas?


Niente di particolarmente eclatante: si tratta della collaborazione di LV con Jeff Koons, artista americano famoso per essere un grande esponente del mondo kitsch, accostato spesso a nomi quali Duchamp ("quel tizio dell'orinatoio") e definito come "erede di Andy Warhol". 
In sostanza, JK ha deciso di prendere delle opere dei grandi maestri dell'Arte (ovvero Da Vinci, Fragonard, Van Gogh, Rubens, Tiziano) e stamparle sui modelli di borse.
GROUNDBREAKING, signori e signore. 


Vi sento già arrivare al suono di: "Ma Stefaaaaaaaaaaaania, tu stessa dici che l'incontro tra moda e arte è meraviglioso, e anzi avete scritto ventordicimila articoli su questo argomento!".
Sì, è vero. Non nego assolutamente nulla.
Ma per capire meglio ciò che voglio dire, vi faccio prima vedere qualche pezzo della Masters Collection:










Alcuni modelli sono molto belli, dando a Cesare quel che è di Cesare.
Ciò che non tollero sono, nell'ordine di gravità crescente, tre questioni. Per spiegarlo in termini giuridici:

1. Colpa grave: Tra le tante collaborazioni svolte, questa è una delle più banali in assoluto. Oltre al fatto che le borse sembrano delle repliche stile cinesate tarocchissime.
2. Dolo eventuale: Le idee prima o poi finiscono, vediamo di fare l'ultimate collection riciclando quadri visti e stravisti, così almeno siamo sicuri che piaceranno a tutti (perché dai, parliamo della penultima collezione con Yayoi Kusama: quella sì che era un rischio, metti che la gente non la conosca, si chiederà perché all'improvviso le nostre borse siano state contagiate dal morbillo o da strane malattie tentacolari. E poi l'arte moderna manco piace a tutti. Stavolta buttiamoci dentro qualche Rinascimentale, un po' di rococò E VAN GOGH, still searching for ATTINENZA). Pompiamo il prezzo a mille, facciamoli credere di essere "portatori viventi d'arte" e bella lì. Il gioco è fatto. GIVE US YOUR MONEY;
3. Dolo intenzionale: questa è l'ipotesi più raffinata che - se mai sarà confermata - potrebbe essere il troll più grosso di sempre agli acquirenti. Poiché nessuno se ne è ancora accorto, suppongo che sia solamente un'idea mia. Voglio esporvela comunque.
Come detto prima, Koons è considerato l'erede di Warhol, nonché esponente del movimento kitsch. Essendo figlio della pop art, elemento centrale di questa forma d'arte è la critica al consumismo, all'arte figlia del consumismo (ve li ricordate i barattoli di salsa Campbell?), alla commercializzazione sfrenata di qualunque cosa. 
Di lui si dice:
"...(Jeff Koons) mette a nudo il lato kitsch del nostro attaccamento all'oggetto... Egli afferma che la sua opera aspira a comunicare con le masse attraverso un vocabolario visivo estrapolato dalla pubblicità commerciale e dall'industria dell'intrattenimento, portando al limite estremo il confine tra linguaggio artistico e cultura popolare." (dal volume "Contemporanea: arte dal 1950 a oggi") 
La mia ipotesi è che JK abbia creato volutamente un concept così kitsch per realizzare la più grossa opera d'arte vivente di sempre. Inizialmente ha preso l'arte (i quadri) e l'ha inserita nel contesto più consumistico di sempre (ricordo che Louis Vuitton è il brand più venduto al mondo), creando così dell'arte fruibile e di pronto consumo, dell'arte commerciale. Gli acquirenti, caduti nella sua "trappola", indosseranno quel concept (arte commercializzata spacciata per "chicca da veri intenditori") e - visti in astratto - saranno essi stessi la sua opera d'arte massima: arte viva, arte ambulante, arte kitsch.
E giuro che, se fosse così, sarei pronta a rimangiare tutto e ad inchinarmi alla sua genialità.
Baci,
-Ste

1 commento:

  1. Hello!
    Guarda, anche io propendo per la terza ipotesi, o meglio, SPERO VIVAMENTE che il fine ultimo sia un concetto così "creativo ed intelligente" perchè altrimenti si tratta solo di "una cagata pazzesca!" (cit.) :O
    Inutile dire che 'ste borse se le compreranno senza fiatare e senza nemmeno conoscere quadri e/o artisti quindi c'è comunque un "big fail" di fondo: le classiche "perle ai porci", anche se le perle andrebbero ammirate nei musei ad approfondite sui libri...mentre i porci...come già detto, quelli si comprerebbero la qualunque purchè con il logo di qualche brand costoso e famoso.
    La trollata più grossa, se vediamo la collezione attraverso la tua terza teoria, resta la borsa con Fragonard: ma proprio una senza mutande con la coda del cagnolino che copre le pudenda (facciamo le acculturate vah!) doveva scegliere tra tutti i suoi quadri??? :P
    ciau! <3

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