Fashion&Advertising: quando bisogna fermarsi?

Buongiorno e ben ritrovati sul blog!
Dopo una breve assenza, sono tornata giusto in tempo per inserirmi nella polemica di questi giorni (perché niente è più irresistibile delle polemiche).
La materia del contendere, stavolta, è Vogue Italia e l'averla fatta fuori dal vaso. Il problema è che, nel caso di specie, si vanno a toccare tematiche sociali e politiche non di poco conto, soprattutto nel periodo in cui è stata approvata la nuova legge che introduce il reato di tortura (che personalmente ritengo una sconfitta dal punto di vista dei diritti umani, ma questo è un blog di moda e non di diritto - quindi eviterò sproloqui) ed in prossimità dell'anniversario del G8 di Genova del 2001.

Cosa è successo: dal 15 al 19 novembre 2017, a Milano, si terrà il "Photo Vogue Festival 2017", ovvero un evento internazionale dedicato alla fotografia di moda e legato - come da programma che si legge nel sito - anche a tematiche culturali, politiche e sociali. 
L'evento viene descritto partendo dalla seguente citazione:

“It’s snobbish and provincial to dismiss fashion as mere frivolity. It occupies too great a place in the culture. It’s a language, a drama, an arena. Clothes speak. About power, beauty, pleasure, sex, money, class, desire, gender, age —the aspirations and desperations of millions of people.” Judith Thurman

Argomentazioni assolutamente condivisibili, non fosse che la fotografia inizialmente scelta per sponsorizzare l'evento era questa qui:


Un vero colpo di genio e di stile, oserei dire.
La fotografia è stata scattata da Steven Meisel e fa parte di un editoriale chiamato "State of Emergency", uscito nel 2006 per Vogue Italia (editoriale peraltro ispirato al quinto anniversario dell'attentato 9/11 alle Torri Gemelle). 
La foto ha fatto scattare un polverone decisamente comprensibile, tant'è vero che si è scomodata persino la politica (qui un commento di Francesca Puglisi, responsabile della scuola della segreteria nazionale del PD, che sostiene che questa foto "emuli ed incoraggi" il femminicidio).
Vista la shitstorm incoming, Vogue Italia ha prontamente sostituito la predetta foto con questa qui (sempre dello stesso autore e dello stesso editoriale):



Due considerazioni principali, di carattere oggettivo.
1) Vogue Italia, sul proprio sito ufficiale, descrive l'evento in questi termini: 
Nello spazio industriale riconvertito di Base Milano, due collettive: Fashion & Politics in Vogue Italia, che esplorerà le modalità con cui Vogue Italia – andando anche incontro a critiche e controversie – ha affrontato e commentato temi sociali e di attualità attraverso la fotografia di moda, e un’esposizione dedicata ai fotografi selezionati tramite lo scouting indetto da oggi sul canale PhotoVogue, iniziativa aperta a tutti i generi fotografici, dalla fotografia documentaria allo still life, dall’architettura alla fashion photography.
E quindi la scelta della prima foto voleva essere effettivamente una critica sociale ad uno dei temi caldi, ovvero la violenza arbitraria da parte della polizia - rientrando, quindi, a pieno titolo nella categoria "Fashion&Politics".

2) Il predetto editoriale di Meisel, chiamato appunto "State of Emergency", si occupa di descrivere svariate situazioni di violenza da parte delle forze dell'ordine, in contesti diversi. Chiaramente, essendo un fotografo di moda, il concept è stato esposto in modo molto glamour (quindi modelle malmenate bellissime e vestite con abiti firmati, in pose plastiche tipiche delle fotografie di moda).
A questo link potete scorrere l'editoriale completo del fotografo. Lascio di seguito alcune immagini che mi hanno colpita di più:







Ed ora una mia considerazione personale, di carattere soggettivo.
Sono d'accordo nel sostenere che la violenza da parte delle forze dell'ordine sia un argomento complesso, molto delicato e che merita moltissima attenzione da parte di tutte le forme di comunicazione, nessuna esclusa (e quindi musica, cinema, arte, fotografia e così via). Il mondo della moda che si interessa di tali argomenti, secondo me, ha senz'altro delle ripercussioni positive - e ciò per il principio che "più se ne parla, meglio è".
Posso dire di contestare l'idea che l'immagine "istighi" al femminicidio, ma dall'altro lato mi chiedo: qual è il limite tra Fashion e Adv? Quando bisogna fermarsi per evitare l'effetto boomerang - che è proprio avvenuto in questo caso?
Ma soprattutto: la violenza può diventare veramente glamour?

Come sempre vi invito a farmi sapere cosa ne pensate con un commento qui sotto!
Baci,
-Ste

PS: per chi fosse interessato ad approfondire, qui la riflessione di "Abbatto i Muri".

1 commento:

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